La VIA
è stata pubblicata il
08-02-2007 dal Settore Ecologia della Regione Puglia. La procedura
è stata attivata dalla ditta Ecolio s.r.l. nell'ottobre 2005,
dopo che la sezione termica dell'impianto è stata sottoposta a
sequestro preventivo.
Per la formazione del documento della VIA è pervenuto lo Studio
di Impatto Ambientale (SIA) e le sue integrazioni, presentati dalla
ditta Ecolio, le osservazioni del Comune di Melendugno (in particolare
la delibera 52/05), le osservazioni di WWF, Legambiente e Italia
Nostra, quelle del Circolo Culturale di Melendugno e le osservazioni
contenute nel dossier dell'associazione SETE di Calimera.
In particolare la VIA si basa su quanto contenuto nello Studio di
Impatto Ambientale presentato dalla stessa ditta Ecolio.
Facendo continuo riferimento alle autorizzazioni accumulatesi nel
tempo, nella prima parte del documento viene descritto come l'Ecolio
sia divenuto, oltre che impianto per il trattamento delle acque reflue
di vegetazione e di liquidi da fosse settiche, anche impianto di
trattamento di rifiuti speciali pericolosi e non. Al riguardo sono
fatti
espliciti riferimenti al paragrafo 1.1 e al capitolo 3 del SIA.
Nel capitolo della VIA, titolato
Descrizione
delle attuali condizioni
dell'ambiente fisico, biologico ed antropico, si riporta
un'ampia descrizione della localizzazione e dell'impatto ambientale
dell'impianto.
Si sottolinea così che l'impianto:
- è localizzato a debita distanza dai centri abitati e dalle
zone artigianali e industriali; ovvero a circa 2,5 km da Calimera e
Melendugno;
- "
è una struttura a servizio
delle coltivazioni predominanti
della zona" (uliveti) in quanto tratta lo smaltimento di acque
di
vegetazione;
- è servito da una buona rete stradale;
- non è localizzato vicino siti con un certo valore
storico-archeologico;
- si trova in un bacino con vegetazione fortemente antropizzata e
quindi il suo impatto sulla flora risulta minimo e trascurabile;
- non si rilevano disagi per la fauna e l'avifauna, anche perchè
quasi assenti per la presenza di un territorio fortemente antropizzato;
- non sembra aver compromesso la falda, in quanto non risultano
anomalie dalle analisi effettuate dall'Ecolio stessa presso i suoi
pozzi (mentre non sono state effettuate analisi nei pozzi vicini entro
un raggio di 3 km per il diniego dei proprietari);
- non comporta disagi per l'emissione di fumi, in quanto i venti
predominanti seguono la direttrice Nord-Sud e quindi non coinvolgono i
centri abitati più vicini (Calimera e Melendugno); nè si
può ritenere che l'impianto abbia prodotto apprezzabili
alterazioni di qualità dell'aria in quanto "
non sono riscontrati
effetti sugli animali domestici di stabile presenza nel territorio,
danni ai vegetali ed ai materiali, smog fotochimico e riduzione della
visibilità imputabile a particolato ed aerosol, mal
sopportazione - disgusto - nausea e perdita di appetito a causa di
emissioni odorigene".
Nel capitolo
Descrizione del progetto,
seguendo quanto contenuto
nello Studio di Impatto Ambientale, vengono brevemente descritte le
sezioni dell'impianto Ecolio.
Abbiamo così un'area di stoccaggio di rifiuti allo stato
liquido, composta da alcuni serbatoi e vasche in c.a. interrate.
Vi è la Sezione di
distillazione, ovvero la parte termica dove
avviene il trattamento termico. Essa è costituita "da un
impianto di evaporazione a triplice effetto sottovuoto a effetti
incrociati". E' in questa sezione che si può distillare
qualsiasi refluo, indipendentemente dalla presenza di inquinanti
organici ed inorganici.
Vi è la Sezione chimico-fisica, con impianti preposti alla
"filtrazione, sedimentazione
primaria, omogeinizzazione e
chiaroflocculazione".
La Sezione biologica, invece, è attrezzata "per realizzare le
fasi di ossidazione primaria e nitrificazione, sedimentazione primaria,
ossidazione secondaria, denitrificazione, decantazione secondaria"
e
"per realizzare l'ossidazione
biologica e la sedimentazione finale".
L'Ecolio, negli ultimi anni, può scaricare le acque reflue nella
pubblica fognatura, pur essendo già prevista un'altra
modalità di scarico: "in
trincee drenanti collegate a pozzi
perdenti in zona anidra". Facendo riferimento a quanto previsto
nel
SIA, la relazione di VIA sottolinea che solo una volta, nell'ottobre
del 2004, sono stati superati i limiti normativi con riguardo al
parametro dell'E. Coli.
Infine vi è la Sezione di trattamento dei fanghi, "dedicata
all'ispessimento, alla stabilizzazione, alla disidratazione e al
condizionamento dei fanghi".
Viene comunque fatto notare che negli elaborati del progetto
definitivo, oggetto di SIA, non si fa menzione alla "sezione di
inertizzazione del concentrato derivante dalla disidratazione parziale
delle soluzioni acquose di sali sodici da caprolattame".