Riporto qui du seguito un mio articolo sul caso Ecolio pubblicato nella scorsa edizione de Il Compagno Brizio, uscito in occasione dell'ultima festa patronale di San Brizio il 29 luglio scorso.
Non appena saranno noti motivazioni e testo della sentenza seguiranno degli aggiornamenti per comprendere al meglio la situazione.
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ECOLIO: TUTTI ASSOLTI IN PRIMO GRADO
Assoluzione piena, perché il fatto non sussiste.
Tutti assolti. Il fatto non sussiste. Questo sembra esser stato il contenuto del dispositivo della sentenza sul caso Ecolio. Gli imputati Italo e Vincenzo Forina, Giorgio Potì, Antonio Lepore, Gilberto Selleri e Dario Fondelli erano stati accusati “di aver effettuato in concorso tra loro attività non autorizzate di smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi…”. Le autorizzazioni date all’Ecolio avrebbero consentito di trattare “rifiuti diversi rispetto a quelli per cui essi erano nati: da trattamento di acque di vegetazione e di pozzi neri si sarebbe passati al trattamento di oltre 200 categorie di rifiuti, di cui 40 di rifiuti pericolosi, senza alcuna verifica di compatibilità ambientale”. Tutti assolti, perché il fatto non sussiste.
Assolti Gilberto Selleri e Dario Fondelli, accusati di aver sottoscritto due determine in provincia con le quali si sarebbe autorizzato “illegittimamente l’impianto Ecolio a trattare rifiuti mai autorizzati prima” e di aver permesso l’inclusione di “codici di rifiuti esclusi dal Settore Ambiente, senza che, inoltre, l’impianto fosse stato sottoposto a valutazione di impatto ambientale”. Con ciò, “Selleri e Fondelli avrebbero procurato un ingiusto vantaggio alla ditta Ecolio srl”.
E ancora, Gilberto Selleri sembrerebbe essere stato assolto dall’accusa “di aver omesso di adottare provvedimenti quali diffida ed eventuale sospensione dell’impianto” e “di non aver denunciato il reato all’Autorità Giudiziaria” dopo che aveva ricevuto una «comunicazione» dalla ditta Ecolio srl… in cui la stessa denunciava di aver trattato il rifiuto CER 190807” (soluzioni e fanghi di rigenerazione delle resine a scambio ionico) “nel 2002 e 2003 senza averne l’autorizzazione”.
Assolti Italo e Vincenzo Forina e Giorgio Potì, accusati “di aver miscelato rifiuti pericolosi di categorie diverse e rifiuti pericolosi con rifiuti speciali”. Assolti dall’accusa di “non aver adempiuto agli obblighi previsti dagli artt. 7 e 8 del D. L.vo n. 334/99”. Questi “non avrebbero redatto alcun documento per definire la politica di prevenzione degli incidenti rilevanti, nè avrebbero redatto un rapporto di sicurezza nonostante nell’impianto fossero trattate ingenti quantità di rifiuti pericolosi”.
Italo e Vincenzo Forina, Giorgio Potì, infine, con Alessandro Staffilani e Antonio Leone sarebbero stati assolti dall’accusa “di aver cercato di conseguire un ingiusto profitto perchè avrebbero gestito abusivamente ingenti quantità di rifiuti speciali e pericolosi, trasferendoli ad altri impianti con codici impropri. Avrebbero apposto ad essi il codice CER 190805 descrivendoli come «fanghi prodotti da trattamento delle acque reflue urbane».
A norma di legge, quanto conta il popolo.
Ecco, così si conclude il primo grado di giudizio dell’ormai tristemente famoso caso Ecolio. Con un’assoluzione
piena perché il fatto non sussiste.
Certo, un dispositivo di una sentenza racconta troppo poco. Qualche luce in più potrebbe emergere dalle motivazioni della sentenza. Ma ancora non sono pubbliche. Molto probabilmente, non si fosse trattato di assoluzione, la maggior parte delle accuse, complici le leggi berlusconiane, sarebbero cadute in prescrizione. E gli imputati, anche in quest’occasione, avrebbero potuto brindare.
Tuttavia, in un modo o nell’altro, non ci interessa che il furor di popolo sia vendicato. Non importa che qualche accusato sia indelebilmente marchiato. Su questo siamo e rimarremmo sempre garantisti. Semplicemente, per noi, importa che Giustizia, non giustizia, sia fatta. Intendendo con una maiuscola che le contraddizioni del reale, quali, ad esempio, quelle sulla salute e l’ambiente di tutti noi, possano essere chiarite e risolte nel rispetto di legge e nel bene di tutti. Senza che il rispetto di legge e il bene di tutti, poi, entrino a loro volta in conflitto.
Un’assoluzione piena perché il fatto non sussiste, a questo stadio di giudizio, significa tanto. Oppure, può non dire tantissimo. Ognuno di noi può farsene un’idea. E’ corretto che ognuno si faccia un’opinione su ciò che è successo e quel che potrà accadere. Liberamente, e da informati.
Allora ricapitoliamo qui cosa è e cosa è stato l’impianto Ecolio.
Esso era nato per smaltire i liquami di fogna e le acque di vegetazione. Nel giro di pochi anni sono stati trattati, con autorizzazioni della provincia, una lunga serie di rifiuti speciali e pericolosi. Rifiuti che altrove difficilmente venivano accettati dalle popolazioni. Soprattutto quando i rischi che il loro trattamento comportava divenivano noti tra la gente locale. Eppure da noi tutto è arrivato con molta tranquillità. Forse perché in tutti questi anni, in molti, in troppi, sono stati a non sapere. Forse perché, spesso, in tanti ci culliamo sull’illusione che esista sempre una legge, una procedura, una norma, il cui rispetto ci proteggerà da ogni rischio, la cui applicazione ci tutelerà da ogni pericolo, e alla quale deleghiamo ogni nostro diritto di partecipazione e mobilitazione.
E così negli anni ci siamo ritrovati un impianto che ha potuto smaltire ogni genere di rifiuto. Ci siamo ritrovati col caprolattame.
E a ben poco sembrano esser valsi i controlli del NOE dei carabinieri, oppure le lamentele di contadini. A niente sono valse le lamentele di cittadini scesi di notte, per strada, perché soffocati da fumi sopraggiunti per le vie del paese. E che dire delle richieste di controlli e dei comunicati di primi cittadini di ogni colore politico? Chissà poi se sia realmente azzardato intentare un collegamento tra Ecolio, falde e acqua inquinata bevuta dai melendugnesi.
Come dimenticare le autobotti di qualche anno fa? Ma ormai tutto questo non conta. Ormai non importano più i dubbi su come si sia arrivati ad autorizzare l’Ecolio a trattare rifiuti pericolosi e speciali. Dopo questo primo grado di giudizio, una sentenza ha stabilito da che parte stia la legge. E da quale il bene di tutti. Decidere se poi tali entità siano sulla stessa o su parti contrapposte spetta all’opinione di ognuno di noi. Ogni cittadino ha ancora la libertà di ritenere quanto conti il popolo, a norma di legge.
E adesso? Tutti esigiamo una risposta.
Il dispositivo della sentenza apre tantissimi interrogativi su ciò che succederà all’impianto Ecolio. Tutti dovremo essere in grado di dare una risposta. I primi a farlo dovrebbero essere i rappresentanti delle nostre istituzioni.
Se sinora la legge, la giustizia, ha fatto il suo primo percorso, adesso spetta alla politica esprimersi: non ha più scuse per nascondersi dietro all’attesa di un giudizio.
Attualmente, l’impianto Ecolio smaltisce le fogne di oltre mezza provincia. Le sue acque depurate, secondo le prescrizioni della tardiva Valutazione di Impatto Ambientale, devono finire nella rete fognaria pubblica. Tale rete però finisce ai depuratori delle marine di Melendugno, la cui capacità è tale da poter smaltire i bottini delle popolazioni limitrofe. Questo significa che lo smaltimento dei liquidi di mezza provincia farà saltare tutto il sistema dei depuratori. Anzi il sistema è già saltato e costituisce un problema per tutti: tanto per gli amanti dell’ambiente e del mare, quanto tutti quegli operatori che con l’ambiente magari ci lavorano. Se esplode una bomba ecologica, saranno in molti a dimenticare le bandiere blu, mentre quelle nere segneranno le stagioni turistiche.
Con l’assoluzione piena perché il fatto non sussiste, si fugano i dubbi su quell’iter procedurale che ha permesso
di trattare svariati rifiuti speciali e pericolosi. Probabilmente, da ora, la società Ecolio srl potrà riottenere le autorizzazioni per trattare tali rifiuti con molta più semplicità. Sempre a seguito della recente sentenza, si è potuto procedere a dissequestrare la parte termica dell’impianto. Non ci sarà da stupirsi se in un futuro non troppo lontano la ciminiera dell’Ecolio ricomincerà ed emettere fumi dall’odore “acre e maleodorante”.
Tutto questo potrà avvenire a norma di legge. Certamente sarà a norma di legge. E perciò sarebbe bello venire a sapere cosa e come, politicamente, i nostri rappresentanti faranno.
A Melendugno, il vecchio consiglio comunale aveva preso una posizione forte (seppur simbolica) sull’Ecolio: senza aspettare sentenze venivano richieste le dismissioni dell’impianto. Chissà cosa farà in merito il neoeletto sindaco di Melendugno, padre di uno degli imputati assolti.
E a Calimera? Nel nostro paese sarebbe bello rifare le stesse domande che erano state poste l’11 febbraio 2007, tanto al consiglio comunale di adesso, quanto a quello che ci sarà dall’anno prossimo. Un anno fa era stato chiesto di prendere una posizione sulla questione Ecolio. I consiglieri di maggioranza e opposizione se l’erano “cavata” deliberando di richiedere le dismissioni dell’impianto “qualora dovessero emergere delle anomalie in merito al trattamento di sostanze tossiche e nocive ed al conseguente esito della valutazione di impatto ambientale già avviata dalla Regione Puglia a cui andrà ad aggiungersi una ulteriore valutazione specifica da avviare dal nostro Comune, che se ne renderà promotore insieme ai Comuni limitrofi o comunque interessati”.
Al punto cui siamo ora, la tardiva Valutazione d’Impatto Ambientale c’è stata esprimendo pareri positivi per l’impianto; non v’è dubbio che lo stesso impianto sia uno dei più avanzati tecnologicamente; non si sa ancora nulla di un’ulteriore valutazione specifica avviata dal nostro Comune; non risulterebbero anomalie in merito al trattamento di sostanze tossiche e nocive e il tutto, con la recente sentenza, sembrerebbe ottenere una copertura a suon di legge. A queste condizioni, quindi, ci sarebbe da presupporre che i nostri rappresentanti istituzionali non vedano più nel caso Ecolio un’eventuale minaccia ma anzi, che tutta la quistione possa lentamente finire nell’oblio?
Alla luce di tutti i fatti sopravvenuti, però, considerato cosa e quanto l’Ecolio smaltisca e cosa esso potrà tornare a trattare, siccome inoltre nutriamo profonda fiducia e stima di tutti i nostri consiglieri, dubitiamo che sia corretto presupporre una siffatta posizione da parte delle nostre istituzioni.
Piuttosto ci aspettiamo che i rappresentanti di oggi, come coloro che si apprestano a diventarlo domani, possano esprimere una posizione decisa, chiara e non ambigua in merito. Se c’è da districarsi tra il cullarsi sulle previsioni di legge o l’osare politicamente per il bene di tutti, noi di Polemonta sappiamo già cosa fare. Ma è necessario che anche le altre forze calimeresi si esprimano.
Perché tutti esigiamo una risposta.
Angelo Mingiano