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Dossier Ecolio Storia Ufficiale


2005

Il 10 gennaio, il Sindaco di Melendugno Avv. Felline, invia una nota (prot. n°464) alla Provincia nella quale si richiede "un approfondimento dello stato di esercizio dell'impianto".
(Atto di Determinazione n°78 del 14.1.2005)

Il 14 gennaio, la ditta Ecolio S.r.l, fa pervenire alla Provincia una nota dalla quale si evince l’inibizione a suo carico dello stoccaggio dei rifiuti pericolosi miscelati nel serbatoio contrassegnato con il numero D102B nonché dell’impianto termico. ( ( ianto termico.trassegnato con il numero D102B nonchè celati no 2003 e del 22 gennaio 2004, gli elementi in oggetto sono sotto sequestro giudiziario).
(Atto di Determinazione n°78 del 14.1.2005)

Il 14 gennaio stesso, con Atto di  Determina n°78, l’Amministrazione Provinciale rinnova l’autorizzazione all’esercizio dell’attività di trattamento dei rifiuti nell'impianto di Melendugno.
Nel documento si specifica che, vista la nota del Sindaco di Melendugno e il provvedimento di sequestro, la ditta Ecolio “dovrà temporaneamente trattare esclusivamente rifiuti liquidi non pericolosi nella sezione biologica, e con questa compatibili, escludendo in ogni caso l'utilizzo della sezione termica".
Nel documento si rinnova l'elenco delle tipologie di rifiuto che possono essere trattate nell’impianto; si stabilisce anche che il quantitativo massimo di rifiuti trattabili nell’impianto biologico (il solo autorizzato) è pari a 1900 mc/giorno; si specifica che la ditta può accettare nell’impianto solo i rifiuti delle tipologie che è autorizzata a trattare e solo quando sono accompagnati da certificato di analisi chimica relativo al lotto specifico di rifiuto; si obbliga la ditta   filtrare gli scarichi della sezione biologica con i dispositivi filtranti a base di silice e carbone attivo che vanno tenuti in perfetta efficienza.
Inoltre la ditta Ecolio S.r.l. dovrà “registrare le analisi di controllo effettuate da routine sull’effluente depurato ed inviare con cadenza mensile al Servizio Ambiente della Provincia di Lecce le analisi chimiche e microbiologiche (eseguite da tecnico abilitato) sullo stesso effluente”. Nel testo sono elencati i parametri analitici che dovranno essere oggetto delle analisi.

(Atto di Determinazione n°78 del 14.1.2005)

Il 18 gennaio alcuni funzionari dell’Ufficio Ambiente della Provincia e il S. Tenente Giancarlo De Matteis, effettuano un sopralluogo nell’impianto. Nel corso del sopralluogo rilevano due grandi accumuli di fanghi di depurazione. Si tratta di materiali provenienti da processi di trattamento biologico dei liquami, depositati in modo difforme rispetto a quanto autorizzato. L’ispezione inoltre evidenzia nel  silos D 106, un deposito di rifiuto, a detta della ditta non pericoloso,  così stoccato da più di un anno.
Conseguentemente a quanto rilevato, con determinazione n°131 del 19 gennaio 2005, l’Amministrazione Provinciale sospende l’autorizzazione all’attività dell’impianto Ecolio di Melendugno.

(
Atto di Determinazione n°26 del 19.1.2005)

Il 21 gennaio, la ditta Ecolio comunica con una nota l’avvenuto smaltimento dei fanghi allegando alcune foto dello stato dei luoghi.
(Atto di Determinazione n°36 del 27.1.2005)

Il 27 gennaio, dopo un sopralluogo della polizia provinciale nel corso del quale si verifica l’avvenuto smaltimento dei fanghi, il Servizio Ambiente della Provincia di Lecce emette la determina n°204 nella quale, preso atto dello “smaltimento dei fanghi stoccati sui piazzali in maniera irregolare”, si autorizza nuovamente all’esercizio la ditta Ecolio, limitatamente all’impianto biologico di depurazione.
(Atto di Determinazione n°36 del 27.1.2005)

Il 9 marzo 2005 la 4^commissione consiliare della Provincia di Lecce, presieduta da Nicolino Sticchi inserisce all’O.D.G. la questione del trattamento dei rifiuti nell’impianto della ditta Ecolio S.r.l. di Melendugno, ma l’argomento viene rinviato alla successiva seduta.
(Provincia di Lecce, Verbale n°31 seduta del 9.3.2005 della 4^COMMISSIONE CONSILIARE)

Il 16 marzo 2005 si riunisce nuovamente la 4^commissione consiliare della Provincia di Lecce, presieduta da Nicolino Sticchi. Nel testo del verbale si fa riferimento ad una lettera inviata dal Sindaco di Melendugno Avv. Felline al Presidente Pellegrino nella quale si richiede la verifica delle procedure amministrative, delle condizioni di sicurezza ambientale e di sottoporre l’impianto a valutazione di impatto ambientale.  Su questo tema relaziona l’Avv. Selleri dell’Ufficio  Ambiente della Provincia, che ammette l’esistenza di un problema legato al trattamento delle soluzioni sodiche da caprolattame, stoccate e miscelate ad altri rifiuti nell’impianto di Melendugno. Riguardo alla compatibilità della miscelazione è intervenuta la magistratura sequestrando la parte dell’impianto interessato per le necessarie verifiche (quello termico). Selleri riferisce anche che su richiesta del Sindaco di Melendugno è stata rinnovata, poiché era in scadenza, l’autorizzazione per il trattamento dei liquami. Infine Selleri, afferma che “i dati non ancora ufficiali dell’ARPA rilevano che c’è una certa presenza di sodio, ma non c’è presenza di oli minerali, e di PVC”.  Il Presidente Nicolino Sticchi dichiara quindi che “la presenza di questi impianti per quanto tecnologicamente avanzati, è avvertita dai cittadini dei comuni vicini con preoccupazione” occorre dunque “rendere pubblici e accessibili i risultati dello studio di compatibilità ambientale  le analisi che di continuo vengono svolte dalle strutture competenti sugli impianti” cosa che si può realizzare tramite “un portale telematico della Provincia”.
(Provincia di Lecce, Verbale n°32 seduta del 16.3.2005 della 4^COMMISSIONE CONSILIARE)

L’11 aprile 2005 L’Acquedotto Pugliese autorizza in via definitiva, cioè per quattro anni, la ditta Ecolio S.r.l. “a scaricare nella pubblica fognatura nera i reflui produttivi provenienti dal proprio insediamento”.
(Autorizzazione definitiva allo scarico nella  pubblica fognatura nera emessa dall’AQP in data 11.4.2005)

Il 20 aprile 2005 si riunisce nuovamente la 4^commissione consiliare della Provincia di Lecce. E’ presente il Sindaco di Melendugno Avv. Felline che dichiara che “la presenza dell’impianto suscita nei cittadini giustificato timore perché vengono trattati rifiuti pericolosi”.  “Nel gennaio 2000 la Provincia autorizzò il trattamento di rifiuti speciali pericolosi. Si apprese in seguito, a mezzo stampa, che i rifiuti tossici rifiutati dagli impianti di Manfredonia e Brindisi venivano trattati nell’impianto di Melendugno. Questo fatto determinò allarme nella popolazione ed il Consiglio Comunale di allora chiese alla Provincia la revoca delle autorizzazioni”. Il Sindaco Felline dichiara inoltre che nel dicembre 2004 ha inoltrato richiesta all’Amministrazione Provinciale (presidente, assessore competente, presidente della commissione) ed altri rappresentanti istituzionali, “perché venisse riconsiderata la questione delle autorizzazioni anche a seguito del sequestro dell’impianto disposto dal giudice”. Nella stessa richiesta si evidenziavano alcune “incongruenze procedurali”: la mancata istituzione della conferenza dei servizi resasi necessaria a seguito dei nuovi trattamenti sui rifiuti eseguiti nell’impianto; la mancata esecuzione della valutazione di impatto ambientale”. Il Sindaco, infine, auspica “la revoca definitiva” o quanto meno il “riesame delle autorizzazioni”.
Risponde al Sindaco l’Avv. Selleri, affermando che “in merito ai procedimenti amministrativi posti   in essere per il potenziamento dell’impianto né l’ufficio Ambiente della provincia, nè il Comitato Tecnico Provinciale ritennero che il progetto dovesse essere oggetto di procedura di V.I.A. perché       non prevedeva variazioni al processo di trattamento dei rifiuti”. “Riguardo al trattamento dei rifiuti   speciali (soluzioni sodiche da caprolattame), la ditta non ha mai dato luogo al trattamento del materiale pur avendolo stoccato nell’impianto”. Proprio “dall’accertamento della miscelazione del materiale con altri rifiuti” deriva il provvedimento di sequestro posto in essere dall’Autorità             Giudiziaria. Selleri dichiara infine “che le analisi effettuate dall’ARPA sull’impianto non sono ancora state esibite”. La commissione, sentite le dichiarazioni, concorda di fare un sopralluogo presso l’impianto Ecolio di Melendugno.

(Provincia di Lecce, Verbale n°38 seduta del 29.4.2005 della 4^COMMISSIONE CONSILIARE)

Il 22 giugno 2005 la Commissione si reca presso l’impianto di Melendugno, con l’aiuto dei tecnici e dei responsabili dell’impianto, prende visione del ciclo di trattamento che i liquami subiscono prima che le acque depurate siano immesse nelle condotte di fogna nera. Esamina le diverse sezioni dell’impianto, apprende che la sezione termica (quella oggetto del provvedimento di sequestro) non è in funzione e acquisisce tutte le informazioni richieste.
(Provincia di Lecce, Verbale n°48 seduta del 22.6.2005 della 4^COMMISSIONE CONSILIARE)

Il 14 settembre 2005 la società Ecolio S.r.l. deposita lo “studio di impatto ambientale relativo alla piattaforma polifunzionale già esistente ed in esercizio dal 1997, per il trattamento dei rifiuti speciali, ubicata in Melendugno (LE) alla contrada masseria Zappi”. Sono quindi avviate le procedure di VIA ai sensi della legislazione regionale, comunque non risulta avviata la procedura di via Statale.
Lo stabilimento insiste su una superficie di 21.000 mq ed è costituito da:

  • una sezione di stoccaggio per ton 9.300 in serbatoi metallici fuori terra e vasche in c.a.;
  • un impianto di evaporazione /concentrazione a triplo effetto sottovuoto con circolazione forzata;
  •  un impianto biologico aerobico su massa sospesa;
  •  un impianto di filtrazione su sabbia e carboni attivi.
(Comunicazione tratta dal sito www.lagazzettadelmezzogiorno.it, datata 3.11.2005 dal titolo “Avviso di deposito studio di impatto ambientale”)

....ma la storia continua....


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