2000
Il
14 gennaio
2000, con deliberazione di giunta n°24, l’Amministrazione
provinciale, con
votazione unanime, concede alla ditta Ecolio S.r.l. l’autorizzazione
all’esercizio definitivo dell’impianto.
I
rifiuti
trattabili appartengono alle tipologie di rifiuti liquidi speciali e
pericolosi
già autorizzati provvisoriamente, in più la ditta Ecolio
S.r.l. è autorizzata a
trattare anche alcune tipologie di rifiuti liquidi speciali, non
pericolosi,
contraddistinti dai codici CER generici aventi le ultime due cifre in “99” per le quali deve
essere
fornita volta per volta all’Amministrazione Provinciale una
comunicazione
descrittiva delle caratteristiche chimico-fisiche del rifiuto e le
modalità di trattamento
alla quale dovrà seguire un’eventuale e specifica richiesta di
autorizzazione
per il trattamento:
01
05 99 acque di
prospezione mineraria e di disidratazione fanghi di perforazione
02
02 99 acque di macellazione, reflui da strutture di ristorazione
02
03 99 acque di lavaggio da attività agro alimentari
02
03 99 acque di vegetazione
02
05 99 acque di lavaggio e sieri dell’industria lattiero casearia
02
06 99 rifiuti della pasta e della panificazione
04
01 99 acque di scarico da impianti di trattamento dell’industria
tessile e
conciaria
05
07 99 acque e fanghi dalla purificazione e trasporto del gas
naturale
06
03 99 acque di lavaggio resine
07
01 99 - 07 02 99 - 07 03 99 - 07 06 99 acque di lavaggio derivanti
dall’uso
di
prodotti dell’industria chimica organica
16
07 99 acque di serbatoi e reflui di autolavaggio
19
08 99 acque di scarico da impianti di depurazione in situ.
(Determinazione
n°78
del 14.1.2005)
In
una nota del 20 gennaio (n°556), indirizzata alla ASL LE/1 di
Lecce e di Martano, al Presidente della Provincia, ai N.A.S. di Taranto
ed alla
locale stazione dei Carabinieri, il Sindaco pro-tempore di Melendugno,
Ing.
Giordano Carrozzo, comunica che “negli ultimi mesi sono pervenute
all’attenzione di chi scrive numerose segnalazioni verbali e scritte,
da parte
di personale competente, relative allo smaltimento di materiale
particolarmente
nocivo presso l’impianto di depurazione ECOLIO sito nel territorio di
Melendugno”. “Il caprolattame di cui trattasi arriverebbe da Brindisi
vi a
Calimera, tuttavia l’attività di pattugliamento svolta dalla
polizia Municipale
di Melendugno non ha fornito in merito alcun esito”. “Pertanto, data la
gravità
del sospetto, il sottoscritto richiede alle SS.LL. un sollecito e
accurato
intervento al fine di verificare l’effettiva esistenza
dell’autorizzazione allo
smaltimento di tale materiale e, in caso affermativo, si richiede copia
del
piano di smaltimento e dei verbali di accertamento”.
(Comune
di
Melendugno, nota n°556 del 20.1.99)
Il
25 gennaio il Comando Carabinieri per la Sanità,
N.A.S. di Taranto,
trasmette una nota destinata al N.O.E. Carabinieri di Bari e per
conoscenza al
Comune di Melendugno. Nella nota “si trasmette per competenza il
comunicato del
Sindacato Provinciale Autonomo Lavoratori Chimici della CISAL per la Provincia di Brindisi unitamente alla
nota n°556
del20.01.2000 del Comune di Melendugno inviata a mezzo PP.TT. a questo
N.A.S.”
(Comune
di Melendugno, prot. n°909 del
31.1.99)
Il
1 febbraio 2000, Il Sindaco di
Melendugno Ing. Giordano Carrozzo invia alla Provincia di Lecce ed alla
AUSL
Le/1 una comunicazione nella quale esprime alcune perplessità in
ordine alla
vicenda Ecolio. Il Sindaco Carrozzo riferisce che “l’opinione pubblica
è
fortemente allarmata dal momento che forti dubbi gravano sulle
tipologie di
rifiuti trattate nell’impianto, sulla reale pericolosità di tali
rifiuti, sulle
garanzie di sicurezza dell’impianto e sulle motivazioni che hanno
indotto il
produttore ed il detentore dei rifiuti, prima a stoccarli per anni, e
poi a
smaltirli, dopo vari tentativi, presso altri impianti, anche situati
all’estero, in un impianto salentino”.
Per il sindaco Carrozzo “con
la presente, si intende sottolineare
che, nella sostanza, al di là della presunta
formale correttezza e regolarità dei procedimenti amministrativi
e delle valutazioni tecniche, questa
Amministrazione
comunale ha visto trasformato sul proprio territorio un impianto di depurazione per acque di vegetazione e
liquami civili in un impianto per il trattamento per il trattamento dei rifiuti pericolosi, senza che venisse
almeno preventivamente informata, se non
coinvolta
nel procedimento amministrativo”.
“A tal scopo si chiede di conoscere
le caratteristiche, con riferimento soprattutto alla
pericolosità, dei rifiuti trattati
presso l’impianto
corrispondenti ai codici CER 070108 e 070204”.
“Si richiedono altresì
assicurazioni circa l’idoneità della trincea drenante
attualmente autorizzata a ricevere
l’ulteriore carico
derivante dai nuovi rifiuti pericolosi attesi, peraltro, in
quantità ingenti
(si parla di 100t/giorno)”.
“Si richiama poi l’attenzione sul
rischio rappresentato dal carico veicolare indotto dalla movimentazione
dei
rifiuti su una rete viaria tuttt’altro che adeguata e su quello
rappresentato dallo stoccaggio di ingente
quantità
dei rifiuti presso l’impianto, in attesa di trattamento”.
“Alla luce di quanto sopra
argomentato si chiede all’Amministrazione Provinciale di considerare se
non sia il caso di comprendere tra i
destinatari della comunicazione dell’avvio del procedimento
amministrativo, ai
sensi della legge n°241/90 per il rilascio delle autorizzazioni
all’esercizio
di impianti del tipo in esame, anche il
Comune che ospita l’impianto stesso”.
(Comune
di Melendugno, prot. n°942
dell’1.2.2000)
Il
1 febbraio 2000, il Sindaco di Melendugno
Ing. Giordano Carrozzo, comunica con un fax urgente,
all’Amministrazione
Provinciale, all’AUSL Le/1 di Martano e
Lecce ed alla ditta ECOLIO, che “per venerdì 4 febbraio 2000
presso la sala
consiliare di piazza Castello, è convocato un Consiglio Comunale
“aperto” con
un unico p.to all’o.d.g.: ”Processi tecnologici in atto presso
l’impianto
depurativo sito in contrada Masseria Zappi”. Il Sindaco invita gli enti
in
indirizzo a partecipare, considerate le responsabilità di
ciascuno, secondo le
rispettive competenze, sia sotto il profilo delle autorizzazioni, sia
sotto
quello dei controlli e delle verifiche“.
(Comune di
Melendugno, prot. n°941 dell’1.2.2000)
Il
2 febbraio l’ ASL LE/1 - Dipartimento di
Prevenzione - Servizio Igiene Pubblica di Lecce, risponde
al Comune di Melendugno. Nella nota
si comunica che il Dipartimento di Prevenzione “è
nell’impossibilità di
partecipare attivamente alla riunione indetta per il 4 febbraio 2000
inquanto
dal mese di gennaio sono in corso indagini sulle modalità di
smaltimento dei rifiuti
speciali, nella fattispecie di soluzioni sodiche da coprolattame” e che
“al
momento non sono stati rilevati elementi di contrasto con quanto appare
regolarmente autorizzato dall’Amministrazione Provinciale”.
“Ci si riserva di fornire elementi utili quando
saranno disponibili i risultati delle analisi intraprese”.
(Comune
di
Melendugno, prot. n°1072 del 3.2.2000)
Il
3 febbraio
2000, il Presidente della Provincia Lorenzo Ria risponde alla nota fax
del 1
febbraio nella quale del Sindaco di
Melendugno dà notizia della convocazione del Consiglio Comunale
aperto per il 4
febbraio. Ria dice: “…la nota contiene in calce l’invito al Dirigente
del
settore Ambiente di questa Provincia al Consiglio Comunale “aperto” considerate
le
responsabilità di ciascuno, secondo le rispettive competenze,
sia sotto il
profilo delle autorizzazioni, sia sotto quello dei controlli e delle
verifiche.
Tale
richiamo a
responsabilità, considerato lo stile ed il contenuto dell’intera
nota, assumono
il tono di un vero e proprio avvertimento, che risulta ovviamente
inaccettabile
da parte di questa Amm.ne Prov.le.
L’iter procedimentale realizzatosi secondo
le attribuzioni e le competenze demandate a questo Ente
da cogenti norme e regolamenti, viene giudicato dal
Sindaco di Melendugno come escalation di
un itinerario autorizzativo, come mancanza di coinvolgimento nel
procedimento,
come soluzione concessa al
produttore dei rifiuti dopo vani tentativi di trovare
all’estero
soluzioni alternative.
In
tale contesto non può che apparire del
tutto irrituale l’evolversi di un rapporto istituzionale tra enti che
verrebbe
a realizzarsi in un Consiglio
Comunale aperto,
ovvero in un ambito assembleare di inevitabile
impatto emotivo.
Non
si vede
d’altro canto come l’opinione pubblica possa non essere allarmata
laddove il
Sindaco stesso della comunità interessata asserisca, senza alcun
contraddittorio, che forti dubbi gravano sulla
tipologia dei rifiuti trattati nell’impianto in oggetto, sulle garanzie
di
sicurezza dell’impianto, sulla sua idoneità al trattamento, etc.
Tanto premesso,
questa Provincia assicura sin d’ora la più ampia
disponibilità ad interloquire
con il Sindaco di Melendugno, i Consiglieri, i responsabili degli
uffici secondo
un itinerario più consono alla portata della questione posta e
nel rispetto
della dignità delle istituzioni rappresentate.
Resta inteso
che tale posizione è semplicemente propedeutica alla più
trasparente volontà di
informare correttamente le popolazioni interessate”.
(Comune
di
Melendugno, prot. n°1122 del 4.2.2000)
Il
10 febbraio 2000, il Consiglio Comunale
di Melendugno, con delibera n°12 del 10.2.2000 ad oggetto:
”Processi
tecnologici in atto presso l’impianto depurativo sito in contrada
Masseria
Zappi”, decide di:
“Chiedere
all’Amm.ne Prov.le di Lecce di procedere
alla revoca delle autorizzazioni concesserelativamente al trattamento
di
rifiuti di cui ai codici 070108 e 070204 o in subordine ai soli Sali
sodici da
caprolattame e ciò per il particolare impatto psicologico
esercitato dal
suddetto trattamento sulla popolazione”;
“Chiedere
all’Amm.ne Prov.le di Lecce di non
voler concedere ulteriori e diverse autorizzazioni rispetto
a quelle già concesse con delibera di G.P. n°1662 del
30.5.1994 e n°2561 del 18.10.1996 relative al trattamento delle
acque di vegetazione
e liquami domestici”;
“Fare
voti perché l’Ente Provincia, l’AUSL
Lecce, il NOE e quanti altri enti responsabili della salute pubblica esercitino i dovuti periodici,
costanti controlli sul corretto funzionamento dell’impianto di cui
trattasi e
dell’ambiente circostante”.
(Comune
di
Melendugno, del n°12 del 10.2.2000)
Il
1 marzo l’ ASL LE/1 - Presidio
Multizonale di Prevenzione - emette una nota destinata al Comune di
Melendugno.
Nella nota si comunica “che i parametri relativi al clorobenzene ed ai
composti
organici aromatici, relativamente al distillato in uscita dall’impianto
di
concentrazione dei rifiuti liquidi” sito in località Masseria
Zappi, “non sono
conformi alle prescrizioni di legge”. In particolare, oltre ad essere
contestata la presenza di clorobenzene, che per legge deve risultare
assente, i
dati attestano il superamento del limite di 0,01 mg/l imposto ai
composti
organici aromatici, misurati dalla stessa azienda in 2,71 mg/l.
(Comune
di Melendugno, Ordinanza del
14.3.2000)
Il
14 marzo 2000, il Sindaco di Melendugno
Ing. Giordano Carrozzo, emette un’ordinanza nei confronti della ditta
Ecolio
S.r.l. nella quale ordina di “sospendere il trattamento dei rifiuti
pericolosi”nell’impianto sito in contrada Masseria Zappi” fino a quando
i parametri
chimici fuori norma rientrino nei valori di legge. Le motivazioni
dell’imposizione del divieto, come specificato nel testo
dell’ordinanza,
risiedono nel documento trasmesso dalla ASL LE/1 al Comune in data 1
marzo 2000
(acquisito in pari data al prot. gen. con n°2155).
(Comune
di Melendugno, Ordinanza del
14.3.2000)
Il
15 marzo
2000, La provincia di Lecce, trasmette un telegramma (prot. n°14890
del
15.3.2000) alla ditta ECOLIO nel quale, facendo seguito alla nota
(prot.
n°11420 del 14.3.2000), si richiede di sospendere l’attività
di trattamento dei
rifiuti contraddistinti da codici CER 070108 e 070204 per giorni 45 per
consentire alla Provincia di effettuare le necessarie verifiche al fine
del
riesame delle autorizzazioni rilasciate.
(Relazione
Sanna, Provincia di Lecce, prot. n°40015 del 4.8.00)
Il
17 marzo
2000, La provincia di Lecce, con Delibera di Giunta 199/2000, affida
(prot.
n°16580 del 22.3.2000) un incarico di “consulenza per il riesame
dell’autorizzazione dell’impianto di smaltimento ECOLIO di Melendugno”
al Dott.
Mauro Sanna. L’incarico è finalizzato all’acquisizione di un
parere tecnico,
propedeutico al rilascio dell’autorizzazione definitiva all’esercizio
dell’impianto di Melendugno.
(Elenco Determinazioni Ottobre 2000, v.
determinazione n°4424)
Il
22 marzo il
Comune di Melendugno ricorre al TAR Puglia contro la Provincia di
Lecce per
l’annullamento previa sospensione della delibera della Giunta
Provinciale n°24
del 14.1.00 con la quale è stato autorizzato l’esercizio
definitivo dell’impianto
sito in masseria Zappi di Melendugno.
(Relazione
Sanna, Provincia di Lecce, prot. n°40015 del 4.8.00)
Il
12 aprile il
TAR Puglia respinge la domanda di sospensione dell’autorizzazione
presentata
dal Comune di Melendugno.
(Relazione
Sanna, Provincia di Lecce, prot. n°40015 del 4.8.00)
Il
1 agosto
2000, La provincia di Lecce riceve la relazione del dott. Sanna
(Provincia di
Lecce, prot. n°40015 del 4.8.00). Nelle conclusioni si afferma che,
in
conseguenza della mutata natura dell’impianto “passando da un impianto di distillazione delle
acque di vegetazione e trattamento chimico-biologico delle condense ad
una
piattaforma di smaltimento chimico-fisico-biologico di rifiuti speciali
e
pericolosi”, “si ritiene necessario assoggettare preliminarmente
l’impianto
ECOLIO alla valutazione della specifica conferenza come previsto
dall’Art.27
del D.Lgs. 22/97 sottoponendolo in precedenza se destinato allo
smaltimento di
rifiuti pericolosi, alla valutazione di impatto ambientale”.
(Provincia
di
Lecce, prot. n°40015 del 4.8.00)
Il
2 ottobre
2000, con determina n°109, l’Amministrazione provinciale paga il
dott. Mauro
Sanna per il lavoro di consulenza svolto.
(Elenco
Determinazioni Ottobre 2000, v.
determinazione n°4424)
Il
15 novembre
2000, con determinazione n°133, si concede alla ditta Ecolio
l’autorizzazione
ad istallare nuovi dispositivi filtranti a base di silice inerte e di
carbone
attivo nell’impianto di Melendugno, al fine di estendere le tipologie
di
rifiuti trattabili alle emulsioni oleose (codice CER 13055 (n.b. il
codice CER
specificato non esiste, probabilmente il codice a cui si fa riferimento
è
130505), specificando che si tratta di
un trattamento finalizzato al recupero.
(Elenco
Determinazioni
Novembre 2000, v. determinazione n°5080)