
L’Impianto
Ecolio di Melendugno
“E’ una ragnatela che
sembra quasi avvolgere il nostro Paese,
risparmiando soltanto due regioni (Trentino e Valle d’Aosta). Un vero e
proprio
network dove s’intrecciano interessi e attività criminali che
rappresentano una
seria minaccia per l’ambiente, la salute e la sicurezza dei cittadini” (“Rifiuti
Spa”, Legambiente, gennaio 2005). Le ecomafie, descritte
negli ultimi
anni in modo sempre più dettagliato grazie alle attività
di indagine condotte
da Magistratura e forze dell’ordine, e grazie alla crescente
sensibilità
dell’opinione pubblica, contendono quote sempre più
significative di mercato
alle imprese che operano nella legalità. Lucrano profitti
ingentissimi e
scaricano sulla collettività i costi di bonifica delle aree
compromesse dagli
smaltimenti illeciti. In questa rete si vanno
delineando delle
specializzazioni, anche di carattere territoriale. Così, mentre
le regioni del
Nord, Lombardia e Veneto in testa, sono zone di procacciamento dei
rifiuti,
Campania e Puglia restano aree di smaltimento preferenziale.
Ed allora ecco la
nostra storia, costruita con i più tipici dei personaggi: un
imprenditore
specialista nello smaltimento creativo di rifiuti industriali
speciali e
pericolosi, un’Amministrazione Provinciale poco propensa alle
valutazioni di
impatto ambientale, un terreno agricolo e la falda acquifera
sottostante.
E poi ancora, una
famiglia dalla lunga tradizione politica, due dolmen, ed infine una
montagna di
rifiuti liquidi speciali. Abbastanza per parlare di alto rischio
ambientale.
Tutto inizia alla
fine del 1991 quando l’Amministrazione Comunale di Melendugno,
autorizza la
società Ecolio a realizzare, su un’area fino ad allora coltivata
ad oliveto e
vicinissima ai dolmen “Placa” e “Gurgulante”, un “impianto per il
trattamento
di acque di vegetazione” (le acque di vegetazione sono un refluo
liquido
proveniente dal processo di produzione dell’olio di oliva).
Il soggetto
proponente, la società l’Ecolio S.r.l., è una ditta con
sede legale a Bari. Il
suo proprietario ed amministratore unico si chiama Italo Forina, ed
è già proprietario
e legale rappresentante della ditta S.OL.VI.C. con
sede a
Canosa di Puglia che svolge la sua attività di trattamento
rifiuti dal 1992
smaltendo oltre 100 milioni di kg all'anno di rifiuti liquidi speciali
e
pericolosi provenienti da varie regioni d’Italia. Il sig. Forina, uno
specialista nel settore dello smaltimento rifiuti, viene arrestato
nell’ambito
dell’operazione “Casper” nel gennaio 2005 dai Carabinieri per la tutela
dell'ambiente (Noe) con l’accusa di essere coinvolto in un
traffico illecito di rifiuti derivanti da
procedimenti industriali (olii esausti, acidi, emulsioni oleose e
caprolattame). La vicenda della S.OL.VI.C. è uno dei dieci casi
citati
nell’inchiesta “Rifiuti Spa” realizzata da Legambiente nel gennaio
2005, ed è
citata come esempio di applicazione del nuovo delitto di organizzazione
di traffico illecito di rifiuti previsto dal decreto Ronchi.
Ma torniamo alla
nostra storia. Nel maggio del 1994 la Provincia di Lecce approva il
progetto
presentato dalla ditta Ecolio, e due anni dopo approva una variante al
progetto
iniziale che permette all’Ecolio di trattare , oltre alle acque di
vegetazione, anche liquami civili provenienti da fosse settiche.
Il
progetto prevede lo scarico delle acque depurate nel sottosuolo tramite
un
sistema di pozzi regolarmente autorizzato dall’Amministrazione
Provinciale.
Due anni dopo, le
vasche dell’impianto, situato in aperta campagna ed al riparo da
sguardi
indiscreti ormai sono in funzione. Dal 1998 in poi però una
serie continua di inconvenienti
susciteranno l’attenzione dell’opinione pubblica e degli enti
coinvolti: valori
delle analisi effettuate sui reflui fuori norma, scarico superficiale
di acque
reflue inquinate, “fumi maleodoranti, acri e penetranti” provenienti
dall’impianto di depurazione Ecolio e che interessano il comune di
Melendugno,
etc.
Nonostante questi
preoccupanti segnali l’impianto continua a lavorare regolarmente, anzi nel gennaio 1999
la ditta Ecolio si candida al salto
di qualità. Il signor Italo Forina, in qualità di
amministratore unico della
Ditta, chiede alla Provincia l’autorizzazione all’esercizio di un impianto
di trattamento di rifiuti liquidi speciali, sito in agro di
Melendugno in
località Masseria Zappi. Di fatto si chiede un mutamento
radicale della natura
dell’impianto: da impianto di trattamento delle acque di vegetazione
e liquami
civili provenienti da fosse settiche, a impianto di
trattamento di
rifiuti liquidi industriali speciali e pericolosi. Una svolta
importante,
ufficialmente non condivisa dal Comune di Melendugno, ma che a giudizio
dell’Amministrazione Provinciale non comporta sostanziali cambiamenti.
Tanto
che l’iter autorizzativo avviene senza che si ritenga necessario
avviare la
procedura di impatto ambientale. La Provincia dunque avvia l’esame
della
pratica finalizzata a concedere l’autorizzazione richiesta dall’ECOLIO.
Atale
scopo si riunisce il Comitato Tecnico Provinciale il quale “a
conclusione dell’esame della pratica, esprime parere favorevole”. Di
conseguenza, il 18 marzo 1999 la Giunta Provinciale concede, con voti
unanimi,
ditta Ecolio S.r.l. l’autorizzazione provvisoria al trattamento di
rifiuti
liquidi speciali e pericolosi.
Da questo momento
in poi a Melendugno si potranno trattare un numero sempre crescente di
tipologie di rifiuto in quantità sempre più grandi: la
capacità di trattamento
dell’impianto passa dai 100 mc al giorno, fino a 2000 mc al giorno,
le
autorizzazioni saranno regolarmente rinnovate e saranno estese le
tipologie di
rifiuto trattabili.
Gli accordi con la
Provincia
prevedono che sulle acque in uscita dall’impianto di depurazione, siano
effettuate con cadenza regolare approfondite analisi chimiche. Le
analisi
saranno effettuate ad opera dei tecnici della ASL che prelevano l’acqua
sempre
alla presenza di un tecnico della ditta, alle volte il responsabile
tecnico
dell’impianto Ecolio, l’ing. Giorgio Potì, di Melendugno.
I fatti prendono
un’altra piega nel dicembre 2004. Sulle pagine de La Gazzetta del Mezzogiorno di Lecce del 16
dicembre appare
un articolo intitolato “Rifiuti illeciti
all’Ecolio?”. Nell’articolo si dà notizia che la procura di
Lecce ha aperto
un’inchiesta sull’attività dell’Ecolio. L'impianto per il
trattamento di
rifiuti speciali e pericolosi di Melendugno è posto sotto
sequestro dai
Carabinieri del NOE. Nello stabilimento sarebbero stati trattati
rifiuti
liquidi industriali incompatibili con l'autorizzazione, inoltre
sarebbero stati
accertati la miscelazione ed il trattamento di rifiuti pericolosi non
previsti
dall'autorizzazione.
Il sequestro è
un
duro colpo per l’Ecolio, tanto più che il Comune di Melendugno
chiede
all’Amministrazione Provinciale di Lecce di tornare ad esaminare le
autorizzazioni rilasciate a suo tempo alla società, ed evidenzia
che la
valutazione di impatto ambientale non è mai stata effettuata.
Siamo all’epilogo,
il 14 settembre 2005 la società Ecolio S.r.l. con lo scopo
dichiarato di
“portare a soluzione il sequestro preventivo” decide di avviare la
procedura di
V.I.A. e deposita lo “studio di impatto ambientale relativo alla
piattaforma
polifunzionale, per il trattamento dei rifiuti speciali, ubicata in
Melendugno
(LE) alla contrada masseria Zappi”. Nel testo si legge che ”lo
stabilimento
insiste su una superficie di ben 21.000 mq ed è costituito dagli
impianti
tecnologici e da una sezione di stoccaggio per ton 9.300 in serbatoi
metallici fuori terra più altre vasche in cemento armato. Le tipologie di rifiuto
trattabili nell’impianto di
Melendugno sono 196, ben 41 di queste rientrano nella categoria rifiuti
pericolosi. Ogni giorno la ditta Ecolio S.r.l. è autorizzata a
trattare fino a
1900 mc di rifiuti.
Come finirà
questa
vicenda? Certo molto dipenderà dagli esiti della valutazione di
impatto
ambientale, ed i tempi non sono certo brevissimi. Nel frattempo
all’Ecolio si
lavora, le autobotti cariche di chissà cosa continuano ad
arrivare da chissà
dove, le associazioni ambientaliste continuano a combattere la loro
battaglia
al fianco di una popolazione un po’ assopita, forse troppo abituata ai
soprusi,
ma con una gran voglia di dire la sua.
Una curiosità:
dove
andavano a finire fino al gennaio 2005 i fanghi derivanti dal
trattamento dei
rifiuti pericolosi attuato nell’impianto Ecolio di Melendugno?
Naturalmente
all’impianto S.OL.VI.C. di Canosa di Puglia...
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