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Conclusioni e preoccupazioni

Tenuto conto di quanto è contenuto nel dossier qui presentato e di tutto quello che la stessa ditta Ecolio S.r.l. afferma nella relazione tecnica dello Studio di Impatto Ambientale (avviso di deposito pubblicato sul BURP n°141 del 17.11.2005), si intende porre l’attenzione sulle seguenti considerazioni.

 

  1. Assoggettamento alla procedura di V.I.A. Statale.        

 Nell’impianto Ecolio di Melendugno fino ad oggi sono stati trattati liquami provenienti da fosse settiche e rifiuti speciali e pericolosi di provenienza industriale presumibilmente con caratteristiche di tossicità e nocività (per stessa ammissione della ditta l’impianto “tratta nella sezione termica rifiuti tra i più inquinanti esistenti” pag.10 S.I.A.).trattamenti effettuati su tali rifiuti sono di natura chimico-fisica e termica. L’impianto nel quale si eseguano tali trattamenti, in relazione a quanto previsto dal D.P.C.M.377/1988 e dal comma 6 ter dell’articol0 57 del D.Lgs. 22/97 deve essere assoggettato alla valutazione di impatto ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente.  

Inoltre è doveroso citare una consulenza richiesta dall’Amministrazione Provinciale di Lecce con Delibera di Giunta 199/2000 del 17.3.2000 affida (prot. n°16580 del 22.3.2000) per il riesame dell’autorizzazione dell’impianto di smaltimento ECOLIO di Melendugno” al Dott. Mauro Sanna. Il 1 agosto 2000, La provincia di Lecce riceve la relazione del dott. Sanna (Provincia di Lecce, prot. n°40015 del 4.8.00) nella quale si afferma che, in conseguenza della mutata natura dell’impianto “passando da un impianto di distillazione delle acque di vegetazione e trattamento chimico-biologico delle condense ad una piattaforma di smaltimento chimico-fisico-biologico di rifiuti speciali e pericolosi”, “si ritiene necessario assoggettare preliminarmente l’impianto ECOLIO alla valutazione della specifica conferenza come previsto dall’Art.27 del D.Lgs. 22/97     sottoponendolo in precedenza se destinato allo smaltimento di rifiuti pericolosi, alla V.I.A.”.

  1. Mancata indicazione della provenienza dei rifiuti trattati.

 La definizione dei produttori dei rifiuti trattati nell’impianto data nella relazione tecnica allegata allo studio di impatto ambientale appare del tutto approssimativa. Al punto 13.3 del S.I.A. (indicazione dei produttori) sono indicati in modo del tutto generico i produttori definiti “industrie metalmeccaniche del sud Italia”, “aziende del comparto agroalimentare ubicate principalmente in Puglia”. Essendo l’impianto in oggetto in esercizio da anni, ci si aspetterebbe una ben più esplicita definizione della provenienza dei rifiuti trattati.

 

  1. Mancata indicazione dello smaltimento finale dei rifiuti dei trattamenti.

Occorre evidenziare come nello Studio di Impatto Ambientale presentato non è specificata la destinazione del rifiuto concentrato derivante dalla lavorazione. Anche in questo caso, essendo l’impianto in oggetto in esercizio da anni, ci si sarebbe aspettata una più puntuale descrizione delle azioni finalizzate allo smaltimento dei rifiuti del trattamento. In passato, “i fanghi derivanti dal trattamento dei suddetti reflui sono stati   inertizzati nello stesso impianto di Melendugno, per espressa scelta della Ditta, ad eccezione di quelli derivanti dalla sezione termica, avviati all’impianto S.OL.VI.C., sito in Canosa di Puglia (Ba), di proprietà dello stesso proprietario della ditta ECOLIO S.r.l.”. (Det. Dir. n°43 del 9 giugno 1999). Appare superfluo ricordare le vicende già citate vicende giudiziarie di cui la ditta S.OL.VI.C. è stata oggetto.

 

  1. Miscelazione dei rifiuti civili con quelli speciali e pericolosi di natura industriale.

La differente natura dei reflui trattati impone lo stoccaggio ed il trattamento separato delle due tipologie di rifiuto. Dal verbale della seduta n°38 del 20.4.2005 della 4^Commissione Consiliare della provincia di Lecce si evince invece che proprio “dall’accertamento della miscelazione del materiale con altri rifiuti” deriva il provvedimento di sequestro posto in essere dall’Autorità Giudiziaria nel 2004.

Nel dicembre 2004, infatti, I carabinieri del NOE, notificano alla ditta Ecolio S.r.l. un provvedimento di sequestro preventivo. Il sequestro riguarda solo l'impianto per il trattamento di rifiuti speciali e di quelli speciali pericolosi. Resta fuori dal provvedimento, la parte del complesso destinata al trattamento dei reflui civili. Nell'impianto sarebbero stati trattati rifiuti liquidi industriali incompatibili con l'autorizzazione. Sarebbero state accertate una miscelazione ed una trattazione di rifiuti pericolosi non previsti dall'autorizzazione.

    Per ciò che riguarda gli scarichi poi, in conformità con il D.Lgs. 152/99, occorre prevedere un trattamento separato per i singoli scarichi parziali prima che avvenga la miscelazione complessiva di tutti i reflui.

 

  1. Mancata rispondenza alle esigenze della viabilità esistente nei dintorni dell’impianto.

Non si riporta alcuna valutazione riguardo l’impatto che il flusso di mezzi di trasporto dei rifiuti da trattare all’impianto ed in uscita da esso ha sulla viabilità esistente. La strada provinciale interessata al transito appare inadeguata alle esigenze richieste. Il traffico intenso da e per l’impianto ECOLIO compromette notevolmente la sicurezza stradale.

 

  1. Decadimento della qualità dell’aria.

     Nello relazione tecnica dello studio di impatto ambientale, a pag. 37, si legge: “La verifica dello stato dei luoghi e le informazioni ricevute dal personale dislocato presso la zona da alcuni anni consentono di escludere apprezzabili alterazioni della qualità dell’aria perché in questi anni non sono stati riscontrati mal sopportazione, disgusto, nausea e perdita di appetito a causa delle emissioni odorigene”. Quanto affermato appare in contrasto con l’esperienza documentata delle popolazioni dalla zona. In particolare in una nota del Sindaco di Melendugno si afferma che la  sera del 17 giugno ed ancora il 28 giugno 2003, “a partire dalle ore 21.00 circa e fino alle 24.00, fumi maleodoranti, acri e penetranti  interessano la parte ovest del comune di Melendugno,costringendo gli abitanti a riversarsi lungo le strade alla ricerca della provenienza dell’insopportabile esalazione”. “Allertati 112 e VV. UU. Di Melendugno, in base alle ricognizioni effettuate, si appura che i fumi provengono dall’impianto di depurazione “Ecolio S.r.l., sito in località Masseria Zappi” (Richiesta di sopralluogo urgente c/o impianto di depurazione “ECOLIO S.r.l. in Melendugno - Comune di Melendugno - prot. n°11939 del 29.8.2003).

 

  1. Rilevazione di sostanze inquinanti nelle analisi chimico-fisiche

   Il 1 marzo 2000 l’ ASL LE/1 comunica “che i parametri relativi al clorobenzene ed ai composti organici aromatici, relativamente al distillato in uscita dall’impianto di concentrazione dei rifiuti liquidi” sito in località Masseria Zappi, “non sono conformi alle prescrizioni di legge”. Si contesta la presenza di clorobenzene, che per legge deve risultare assente, ed il superamento del limite di 0,01 mg/l imposto ai composti organici aromatici, misurati dalla stessa azienda in 2,71 mg/l (oltre 270 volte il limite di legge!). Di conseguenza il Sindaco di Melendugno Ing. Giordano Carrozzo, emette un’ordinanza nei confronti della ditta Ecolio S.r.l. nella quale ordina di “sospendere il trattamento dei rifiuti pericolosi”nell’impianto sito in contrada Masseria Zappi fino a quando i parametri chimici fuori norma rientrino nei valori di legge”. la Provincia, per parte sua, sospende l’autorizzazione all’esercizio per 45 giorni, trascorsi i quali l’impianto riprende l’attività.

   Il 4 febbraio del 2003, il Corpo Forestale dello Stato rileva che “a seguito di un controllo  effettuato presso l’impianto della ditta Ecolio S.r.l. sito in località Masseria Zappi, si contestava lo scarico di acque reflue derivanti da ciclo di depurazione dei liquami all’interno di un fondo olivetano adiacente l’impianto; gli agenti quindi accertavano che i reflui provenienti da due tubi di scarico attivi avevano generato un lagunaggio esteso circa mq 8.400”. “Dall’analisi effettuata presso il P.M.P. dell’ASL LE/1, era emerso che i valori dei reflui superavano i limiti di legge, e pertanto erano da ritenersi inquinanti”.

 

Si intende infine sottolineare che quanto qui riferito è finalizzato a garantire gli interessi diffusi della popolazione. Tutto nell’ottica della sostenibilità delle scelte di oggi per le generazioni presenti e future.

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