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Calimera e Dintorni: Mobilitiamoci tutti! Coordiniamoci! Cazzi amari, anzi a biomassa
Postato il Luned́, 14 gennaio @ 17:24:40 CET di admin

01 Calimera e Dintorni
Dopo la folle proposta di installare una centrale ad oli vegetali a Calimera, ecco che arriva il progetto dell'installazione di una centrale a biomasse nel territorio di Melendugno, nei dintorni del già famoso impianto Ecolio. Sebbene viene proposto di lavorare gli scarti dell'olio e delle potature la nuova centrale potrà riservare tristi sorprese in futuro, soprattutto tenendo presente i tristi precedenti che abbiamo avuto nei nostri territori. Se l'Ecolio era nato per smaltire acque di vegetazione e bottini, finendo poi a smaltire rifiuti speciali e pericolosi, le nuove centrali a biomasse, non finiranno per caso a bruciare CDR?
Riporto qui quanto inviatomi dal Comitato NoAcquaRossa di Melendugno:


MOBILITIAMOCI! COORDINIAMOCI!

Dopo l'acqua rossa, un altro pericolo!

 

Melendugno si ritrova in prima fila sul fronte della lotta all’inquinamento! Un nuovo, grande e serio pericolo si profila all’orizzonte del nostro già precario futuro. Non meglio noti, abili, affaristi leccesi, e anche alcuni "affaristi" locali, hanno fiutato l'affare e si sono gettati a pesce sul possibile sfruttamento della sansa e degli scarti di lavorazione del legname, collegati all’annoso problema dello smaltimento delle potature, fumigate senza criterio da centinaia di piccoli, ma soprattutto grandi olivicoltori.

Ancora una volta le olive, nostro incommensurabile bene, pane e olio della nostra vita, rischiano di diventare il mezzo (vedasi affaire depuratori) per introdurre nuovi e più pericolosi pericoli all'orizzonte del nostro amatissimo territorio.

L’affare riguarda la richiesta di costruzione di un Impianto a Biomasse sul territorio di Melendugno per la produzione di energia elettrica. MOBILITIAMOCI! Il pericolo è grande!

Gli Impianti a Biomassa non sono altro che TERMOVALORIZZATORI di CDR (Combustibile Da Rifiuti), nome moderno per indicare i vecchi e famigerati inceneritori che tanto danno hanno fatto alla salute di milioni di persone, prima di essere messi al bando.

Se è vero che gli Impianti a Biomassa sono apparentemente destinati a produrre energia e a bruciare gli scarti di lavorazione delle olive, come la sansa, e gli sfalci di vegetazione (le potature) è anche, purtroppo, altrettanto vero che il bruciatore può utilizzare di tutto come comburente: dal CDR ai fanghi di depurazione delle acque (poveri noi!), dai veleni industriali, ai rifiuti speciali e pericolosi e chissà cos’altro.

Non vogliamo qui affermare che l’impianto proposto sia sicuramente destinato a bruciare queste cose, ma chi può prevedere nelle mani di chi capiterà in mano l’impianto in futuro, o magari dopo qualche mese? E se, una volta realizzato, gli attuali proponenti lo vendessero a qualcuno senza scrupoli? Chi controllerebbe cosa? E come?  Quale sarebbe la qualità dell’aria che uscirebbe dalle ciminiere di quel sito (che difficilmente sarebbero controllate e ripulite regolarmente?) Quante volte ci riverseremmo per la strada a qualsiasi ora del giorno o della notte per capire la provenienza degli eventuali pestilenziali e velenosissimi fumi che, penetrati nelle case dagli spifferi di porte e finestre, già in passato hanno provocato, diciamo così, fastidiosissimi problemi ai melendugnesi, ai calimeresi e ai vernolesi? A chi dovremmo imputare la colpa questa volta? Agli amministratori che potrebbero dare l’OK o a noi stessi che stentiamo a metterci all'opera per tempo, salvo imprecare e maledire la sorte quando ormai è troppo tardi?

MOBILITIAMOCI DUNQUE! NON PERMETTIAMO CHE GENTE SENZA SCRUPOLI, ASSETATA DI DENARO (che noi non vedremo mai) METTA IN PERICOLO ANCORA UNA VOLTA IL NOSTRO DOMANI!

 

DANILO LUPO

M E L E N D U G N O. Centrali a biomasse,ormai a macchia d’olio nel Salento. L’ultimo progetto riguarda Melendugno e, per la prima volta, l’idea di un impianto da otto megawatt alimentato da fonti vegetali viene direttamente da un’associazione di produttori di potenziale combustibile: l’Aprol. Ieri mattina la commissione urbanistica del Comune di Melendugno ha avuto un primo incontro con un tecnico che a nome dell’associazione produttori di olio ha prospettato l’idea: produrre elettricità dagli scarti di potatura dell’ulivo, ma anche dalle sanse e dalle acque di vegetazione prodotte dal ciclo di produzione dell’olio. Non c'è ancora un progetto cartaceo e quello di ieri è stato semplicemente un primo contatto per sondare il terreno; ma l’Aprol ci crede, anche per i vantaggi connessi all’idea. “Finora lo smaltimento di questi scarti di lavorazione ha rappresentato un costo per i produttori - spiega il presidente dell’Aprol Francesco Guido - invece potrebbe diventare una risorsa. Naturalmente siamo ancora allo stadio di idea: per realizzarla creeremo delle sinergie con qualche società che già opera in questo campo”. L’Aprol, però,

intende tenere in mano il pallino di tutta la partita. “Non vogliamo essere dei portatori d’acqua e limitarci a conferire il prodotto -

sottolinea Guido - ma essere protagonisti dello sviluppo”.

Ma com'è stata accolta l’idea nell’amministrazione di Melendugno? Per ora regna la cautela. “Il dibattito è stato proficuo - spiega il vicesindaco Luigi De Gaetani - In linea generale, vista l’esperienza che ho avuto nel campo oleario, sono assolutamente d’accordo con questo impianto che può essere utile ai nostri agricoltori”. Qualche perplessità, però, è emersa e riguarda innanzitutto la potenza del progetto. Come si diceva, ancora non c'è una proposta definita ma l’idea dell’Aprol è quella di un impianto da otto megawatt. Una potenza pari a quella della centrale a biomasse da scarti vegetali presentata da una società bergamasca a Supersano e ben inferiore ai 25 megawatt delle centrali ad oli vegetali proposti dalla Italgest a Lecce e Casarano e anche da quella da 18 megawatt presentata dalla Archè a Novoli, ma ancora eccessiva nella percezione dell’amministrazione comunale. “Le perplessità emerse riguardano soprattutto la taglia dell’impianto e il timore che un domani possa

essere convertito ad usi impropri - spiega De Gaetani, facendo riferimento ad una possibile riconversione dell’impianto in

termovalorizzatore per rifiuti - Se rimane così come viene proposto, non ci sono pregiudiziali: in questo senso aspettiamo il progetto concreto e chiediamo garanzie precise al soggetto proponente.

L’energia dovrebbe essere prodotta non solo dagli scarti di potatura,

ma anche dalle sanse e dalle acque di vegetazione. Un vantaggio doppio, perché farebbe risparmiare ai produttori i costi dello smaltimento .

 

Da: La gazzetta del Mezzogiorno del 12/01/2008.


 
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