Dopo l’incontro ad Ecotekne, di mercoledì 19 dicembre, promosso dall’associazione Giovani Giuristi Salentini, sul tema “L’acqua per tutti…un diritto o un lusso?”, a cui hanno partecipato, tra gli altri, l’Amministratore Unico dell’Acquedotto Pugliese, Ing. Ivo Monteforte, e il Vicepresidente della Regione Puglia, Sandro Frisullo, sappiamo che, oltre a Vendola, anche il massimo rappresentante dell’Acquedotto Pugliese considera praticamente chiusa la pratica “Acqua Rossa di Melendugno.”
L’ing. Monteforte, infatti, ritiene di aver già dato alla città la possibilità di chiudere la rete idrica ad anelli per impedire i ristagni d’acqua rossa, ma non riconosce che quel tentativo di risoluzione del problema è miseramente fallito nel corso di questi lunghi mesi. Lo hanno provato le Iene, qualche settimana fa, quando hanno dimostrato in diretta su Italia 1 che l’acqua rossa c’è ancora, insiste e persiste in moltissime case di cittadini melendugnesi e rappresenta motivo di preoccupazione e di disagio per tutta la popolazione.
Legittima è quindi la richiesta degli utenti di un rinnovo totale di tutte le condutture cittadine, vecchie di 70 anni che, in base a un documento dello stesso Comune di Melendugno (prot. n.7880, dell'11 maggio 2005), sono “vetuste, fatiscenti, obsolete, ridotte di diametro per incrostazioni e corrosioni varie e quindi estremamente pericolose per la salute pubblica".
Per la verità, il vicepresidente Frisullo, nello stesso convegno, ha riconosciuto che l’acqua è un diritto ed è un bene pubblico fondamentale e che a Roma, guarda caso: “proprio qualche giorno fa, é stato firmato con il Ministero delle Infrastrutture un impegno per destinare non meno di 2 milioni e mezzo di euro per le reti idriche e anche per i depuratori di Melendugno e le marine.” Ma sarà vero? E come esserne sicuri?
Vendola, sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 26/12/07, giunge ad affermare: “risposte innovative sono state date nel 2007 per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico con 5.000 interventi di manutenzione straordinaria ogni mese … Un settore, quindi, nel quale si comincia a vedere una risposta strategica e strutturale.
Franco Candido, coordinatore del Comitato no-acquarossa, però, a tal proposito, osserva: “Sono dichiarazioni paradossali! Visti i risultati fallimentari di tali interventi a Melendugno, quand’anche ce ne fosse stato qualcuno, o i lavori non sono stati effettuati sempre con la necessaria competenza o si sono rivelati inefficaci e, pertanto, inutili. Dichiarare che sono state date risposte innovative all’approvvigionamento idrico, oltre che un’affermazione immaginaria, per quanto ci riguarda, è anche una beffa e un insulto nei confronti di un popolo che ha dato al Centrosinistra circa 2000 voti nelle passate Amministrative. L’unica risposta data da Vendola al problema dell’Acqua Rossa, che abbiamo sentito e che ci ricorderemo anche in futuro, è stata quella che il Presidente pugliese rilasciò alla Iena Cisco quando fu intervistato per Italia 1. In quell’occasione, infatti, lui rispose: “Ma è matto? Pare che ci siano altre realtà! Io non posso finanziare ciascuna delle manutenzioni straordinarie!”
In questa situazione, che definire di scaricabarile è eufemistico, il Comitato no-acquarossa e i melendugnesi, stanchi di sentirsi minacciati nel loro diritto alla Salute, continueranno a lottare contro la pervicace passività delle autorità regionali e locali che non impongono all’Acquedotto Pugliese il rispetto del contratto sottoscritto con gli utenti e il diritto dei cittadini a ricevere acqua salubre e pulita, per la quale vengono pagate pesanti bollette di fornitura idrica. Il Comitato continuerà a lottare contro chi non si è reso ancora conto (o fa finta per meschini calcoli politici) che la salute è una sola e che vale la pena di combattere contro tutto e tutti per salvaguardarla.
Franco Candido
(Comitato no-acquarossa)