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quistione ecolio maggio 2007
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La Quistione Ecolio al maggio 2007

 
Ecolio è il nome dal suono falsamente rassicurante di un’azienda che tratta rifiuti liquidi speciali e pericolosi nelle campagne salentine, tra i comuni di Melendugno, Calimera e Vernole. Ecolio però è anche un affaire che riguarda un’ampia fascia di territorio e le migliaia di persone che lo vivono. Una questione aperta da anni i cui contorni nel corso del tempo si sono estesi oltre i confini della tematica ambientale per giungere prima al pantano della polemica politica, ed infine alle aule dei tribunali.
Nel corso del tempo il dibattito pubblico intorno ai rifiuti trattati da Ecolio è scivolato dalla prospettiva tecnico-ambientale a quella politica e giudiziaria, fatto questo che ha rappresentato senz’altro un forte limite all’avvio di un dibattito utile e sereno sulle ricadute ambientali dell’impianto. Apparentemente le ragioni di questo passaggio appaiono del tutto naturali dato che il settore dello smaltimento rifiuti ha una sua intrinseca rilevanza politica e le amministrazioni pubbliche hanno specifici compiti amministrativi ed autorizzativi in materia. In modo molto meno scontato però c’è il fatto che la magistratura ha avviato da tempo delle indagini che hanno portato al sequestro di parte dell’impianto e all’avvio di un processo (tuttora in corso) per violazioni alla normativa sullo smaltimento dei rifiuti e per irregolarità nella concessione delle autorizzazioni da parte degli uffici preposti. Infine, l’abbandono della prospettiva tecnico-ambientale è da imputare alle specifiche circostanze che riguardano questo impianto in particolare: alle sorti della ditta Ecolio sembra essere legato in modo più o meno diretto un noto ed influente esponente politico.
Per tutte queste ragioni, intorno al 2000, al momento della trasformazione dell’impianto di Melendugno in impianto di trattamento di rifiuti speciali e pericolosi (senza Valutazione di Impatto Ambientale), e dopo ripetuti problemi ambientali (v. Dossier Ecolio) la legittima domanda di garanzie delle popolazioni locali non è stata tenuta nella debita considerazione. Da un lato ci sono stati tentativi di uso politico delle istanze di cittadini singoli o organizzati in movimenti spontanei, dall’altro accuse cadute dall’alto che proprio da questi tentativi prendevano le mosse per screditare indifferentemente tutte le richieste della popolazione. Il risultato più concreto di questo stato di cose dunque è stato il discredito della richiesta diffusa di garanzie ambientali e sanitarie ed un conflitto politico dai toni anche duri.
Negli ultimi tempi poi, il conflitto si è inasprito ulteriormente. Si sono osservate schermaglie tra i politici locali, prese di posizione tra gli amministratori di livello provinciale e la relativa indifferenza dei rappresentanti regionali. I Comuni di Melendugno e Calimera hanno chiesto garanzie e l’avvio di campagne di analisi chimico-fisiche, alcuni amministratori sono giunti a minacciare di “incatenarsi ai cancelli dell’impianto” qualora dovesse essere dimostrato che il sito è inquinato (C. C. Calimera 11.02.2007).
A complicare le cose la Regione Puglia ha avviato, sebbene con ritardo di anni rispetto all’avvio dell’impianto Ecolio, una Valutazione di Impatto Ambientale (una V.I.A. postuma, strano esempio nel panorama nazionale) che approva con numerose prescrizioni il piano industriale della ditta rispetto agli impatti sull’ambiente, rispondendo parzialmente ad alcune delle richieste delle popolazioni coinvolte, ma lasciando senza risposta molti interrogativi: l’incertezza della provenienza dei rifiuti è uno di questi, la destinazione delle scorie di lavorazione un altro.
La grande bagarre che ha caratterizzato il caso non ha dissipato le nubi dunque, piuttosto ha intorbidito le acque. E se a livello popolare si concorda nel chiedere sicurezza e garanzie per l’ambiente e per la salute, giudicando indispensabile l’avvio da parte dell’ARPA e delle altre istituzioni preposte di una campagna di analisi chimico-fisiche specifiche sul territorio (in questo senso di segno positivo appare la proposta dell’assessore provinciale Luigi Calò) e l’avvio di appropriate indagini epidemiologiche, le rappresentanze politiche si dimostrano in crisi nel dare una risposta a queste pur legittime domande tardando ad intervenire in materia.
Dinanzi alla chiusura a riccio di quanti, pochi per la verità, per interesse o per convinzione vedono nell’Ecolio solo un impianto industriale moderno, si è osservato il montare delle richieste di quanti, i più, attendono dalle istituzioni certezze, dati e risposte a cui hanno pieno diritto.

 Alberto Giammaruco, per conto dell'associazione SETE

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